Ugo Tognazzi

Devo ammettere che scrivere un ricordo di Ugo Tognazzi, a vent’anni dalla sua scomparsa, non è facile. Perché lui è stato davvero un mostro sacro del cinema ma, soprattutto, perché io non sono un Mereghetti o un Morandini. Ricordo il giorno che morì, avevo 14 anni e piansi, perché il Mascetti mi aveva divertito con le sue supercazzole e sapevo che non le avrei più sentite. Cominciai così a divorare tutti i suoi film accorgendomi che il Mascetti non era che una delle sue tante riuscite maschere, anche se riusciva a racchiuderle tutte con la sua mediocrità, le sue zingarate, l’amore per le donne…
Mi piacerebbe, con queste poche righe, invogliare tutti gli amici di Groucho a cercare i suoi film, a riscoprirlo. Il co-fondatore di Groucho ancora non ha visto il meraviglioso Emerenziano di “Venga a prendere il caffè da noi” (peccato mortale!), molti di voi non sanno, forse, dell’esistenza dello struggente “La donna scimmia” di Marco Ferreri o di Walter Ferroni, general manager calcistico di “Ultimo minuto”e di tanti titoli che fanno di Ugo uno dei più grandi attori italiani di sempre. Per questo l’unico modo che ho per ricordarlo è quello di invitarvi a vedere i suoi film, perché parlino al posto mio. E poi leggete le cronache, vedete che genio era! Scoprireste che nel 1978 si prestò per la rivista satirica “Il Male” facendo pubblicare diverse pagine di quotidiani nazionali che diedero la notizia che fosse lui il capo delle Br. Molti edicolanti si divertirono a vedere la faccia sbalordita e indignata dei passanti che vedevano le foto del noto attore in manette tra due carabinieri. Oppure rivedete il video in cui Tognazzi si prende gioco di Pippo Baudo nel programma della domenica e immaginate come sarebbe bello vederlo oggi prendersi gioco di un Vespa che parla davanti ad un plastico di Avetrana. Ma il motivo principale per cui vi invito a rivedere i film di Ugo è che blinda la supercazzola con lo scappellamento a destra a sinistra come se fosse di pentolone. Ciao, Ugo.


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