A Roma solo quelli veri!

Scelgo di commentare la partita di domenica scorsa, Taranto-Atletico Roma, con le parole che mio cugino Mimmo ha scritto sul guestbook di Tarantosupporters. E’ una lettura che condivido parola per parola. Tifosi occasionali, tifosi da tastiera, a voi va tutto il mio disprezzo e a Roma vedremo solo quelli veri.

“Sono un tifoso del Taranto. Sono un tifoso della squadra della mia città anche se da tantissimo tempo vivo in provincia. Sono un tifoso che per il Taranto, la domenica pomeriggio, lascia moglie e bambino di quasi 2 anni, si mette in macchina, si fa 100 km circa tra andata e ritorno da casa sua e lo Iacovone come se fosse una piccolissima trasferta ogni volta. Sono un tifoso che è costretto a chiedere ogni volta il favore al cugino di andargli a comprare il biglietto perché dove vive non ci sono rivendite. Sono un tifoso presente ogni santa domenica ma che non ha potuto fare l’abbonamento per non piegarsi ad un capriccio sciocco di politici incapaci. Sono un tifoso che ieri è rimasto dispiaciuto dalla prova incolore del Taranto ma sono un tifoso che ha avuto la forza e soprattutto l’onestà di applaudire quei ragazzi che nonostante tutto hanno disputato un seconda parte di campionato strepitosa. Sono un tifoso che nonostante sia in disaccordo con le scelte fatte ieri da mister Dionigi, lo apprezza comunque e lo ritiene senz’altro un bravissimo tecnico meritevole della mia stima. Sono un tifoso del Taranto che spera comunque ancora nell’impresa di raggiungere la finale Play off espugnando il Flaminio a suon di gol. Sono un tifoso del Taranto che non ha abbonamenti ne a Sky ne a Mediaset perché non mi interessa sapere cosa fanno squadre lontane da me 1000 km. Sono un Tifoso del Taranto e mi fanno schifo tutti coloro che aspettano i play off per presentarsi allo Iacovone; mi fanno schifo, si, SCHIFO. Mi fanno schifo perché sono i primi a fischiare, i primi a lamentarsi, i primi a fare gli allenatori senza aver mai visto una partita del Taranto. Come si può giudicare una squadra che non hai mai visto… come puoi chiamare bidone Giorgino se non hai la più pallida idea di quanto questo ragazzo si sia rotto il fondoschiena per tutto un campionato per il Taranto. È stata un giornata storta, abbiamo pagato lo scotto di un appuntamento così importante, ma ci può stare, ci fa male, ma ci può stare. Non permetto, però, a nessuno degli “occasionali” di gridare BIDONI, PAGLIACCI o VENDUTI perché i primi pagliacci siete voi, cari occasionali, che siete pronti a salire sul carro dei vincitori ma che non sapete neppure di che colore è la maglia del Taranto. Vergognatevi voi tifosi da passerella, che venite allo stadio perché è finita la serie A. A voi va tutto il mio disprezzo.”

Una risata vi seppellirà

Fusse che fusse la vorta bbona”, diceva Nino Manfredi in un celebre tormentone di qualche decennio fa. Oggi, in tanti, pensano che stavolta, per davvero, il berlusconismo sia sulla strada del tramonto. Non lo dicono i tifosi su facebook, lo dicono i numeri. E se al ballottaggio arriverà la spallata finale, gli scenari che si apriranno indicheranno la fine del berlusconismo, si tratterà solo di capire quanto tempo manchi al respiro finale. Come argutamente diceva Mario Rodriguez qualche giorno fa “nelle campagne elettorali sono più importanti gli errori delle cose buone che si fanno” e spesso, aggiungo, le elezioni sono gli altri che le perdono e non tu che le vinci. Anche questa volta sembra stia andando così. Ma sulla scena politica italiana si è affacciata una novità: l’ironia. In queste ore basta andare sulla pagina fan di Facebook di Red Ronnie per farsi un’idea. Qualcosa di simile era accaduto già al primo turno quando su twitter era nato l’hastag #morattiquotes come ci racconta bene qui Dino Amenduni. E Dino spiega meglio di altri quanto sia importante che questa “catena” non sia nata da comitati elettorali ma sia stata spontanea.  E si perché, invece, la risposta di Pisapia alla Moratti alla sua accusa di essere (più o meno) un topo d’auto non era stata proprio arguta, visto che aveva ribaltato l’accusa dicendo che lui era stato assolto e Berlusconi quello amnistiato. Ebbasta! Ancora Berlusconi?! Fortunatamente, a volte, i fan sono più attenti dei politici stessi e allora ecco che nasce il #morattiquotes e l’invasione della pagina di Red Ronnie, vero spasso di queste ore ormai per tutti gli utenti di Facebook. E a capire quanto conti l’ironia e, soprattutto l’autoironia, è addirittura stato Bersani che ha fatto nascere l’hastag #masiampazzi, riprendendo il tormentone di Crozza.  Ecco, questo può diventare un modo intelligente di creare empatia con l’elettorato, rendersi comunicativi e “umani”. E, soprattutto, l’effetto è quello di rendere ridicolo l’avversario, come sta accadendo alla Moratti in questi giorni. Insomma questo “dimostra che la comunicazione politica può essere anche uno spazio aggregante, in grado di partire dal basso, dove si partecipa e non dove si ascolta solamente.” E queste ultime righe, permettetemi l’autocitazione, le diceva addirittura 5 anni fa un gruppo di studenti di un master romano, un gruppo di coglioni.

Bin Laden cartomante

Tra tutte le news riportate nelle dirette della morte di Bin Laden questa è la più divertente: Osama Bin Laden aveva profetizzato la sua uccisione già nel 2001, prevedendo che sarebbe avvenuta a causa del tradimento di qualcuno all’interno della sua cerchia. La ‘profezia’ è contenuta nel suo testamento (…), A riferirlo è un quotidiano del Kuwait, Al Naba. Secondo il giornale arabo, il testamento reca la data del 14 dicembre 2001, tre mesi dopo l’attacco alle Twin Towers.  Davvero una volpe sto terrorista! Altro che Nostradamus! Un pò come quelli che vanno dalla cartomante che gli dice: “vedo un problema (e te che credo, mica stavo qua…) e questo problema ha a che fare con te…(ammazza c’azzecca sempre sta cartomante)…è una cosa che ti toglie il sonno...(uh!). Oppure sarebbe come se io oggi profetizzassi il bari in serie B. Uh, c’è già andato. Vabè, ci rimarrà.

Un nome e cognome: Davide Dionigi

Ancora una volta ce la giochiamo ai play off e proveremo a tornare laddove manchiamo da 18 anni, proprio quest’anno che il bari ci torna con le code tra le gambe. Quest’anno con la scelta iniziale di Brucato e forse ancora di più con la sostituzione di questi con Dionigi, in pochi avrebbero scommesso un euro su questo risultato. E allora, dopo tante critiche (quasi tutte meritate) va fatto un plauso a D’Addario nell’aver scelto l’ex bomber. Questo risultato ha il suo nome e cognome. Ha avuto le palle di mandare via Innocenti, fino ad allora capocannoniere della squadra e unico uomo in forma, per assecondare le sue idee. E bravo il presidente ad assecondarlo nelle scelte di mercato ai più parse strambe (ci ricordiamo come abbiamo accolto Girardi?). Perché è facile quando te lo chiede un allenatore navigato che ama il suo modulo e vuole certi uomini, ma quando te lo chiede uno che è il più giovane allenatore del calcio professionistico insieme a Montella… Dionigi, dicevo, ha tanti meriti a cominciare dal mercato, portando a Taranto quegli innesti che erano adeguati alla sua idea di calcio. Ma, soprattutto, ha tenuto uno spogliatoio unito. Questa cosa si sente tante volte nel calcio e, ogni volta, è sempre falsa. Stavolta il miracolo è riuscito davvero: basti vedere la professionalità con cui scendono in campo Colombini e Prosperi, il centrocampo di Branzani e Pensalfini che ha fatto un figurone in questo mese dopo essere stato in naftalina per mezzo campionato, uno come Chiaretti insostituibile negli schemi del mister sostituito da un buon Rantier. E Russo, in silenzio, a giocarsi la sua occasione. Nessuna polemica, una squadra che corre, sbaglia pure, ma è viva, una cosa che mancava da tempo. Di tutto questo grazie Dionigi, per il resto, come diresti tu, Dio vedrà.