La forza del leader

Il leader è colui che non grida, che non deve imporsi con la forza o sottolineare i suoi gradi sul campo. Il leader è quello che gli altri riconoscono come tale e a cui affidano le chiavi del proprio futuro. Il leader di questa nazionale all’europeo 2012 è Pirlo. Quando non ci sono idee, quando di fronte hai squadre come l’Inghilterra che chiudono gli spazi, la palla va a lui, ché qualcosa saprà inventarsi. E lui è sempre lì, silenzioso e attento, a dettare i ritmi, veloci quando serve e più lenti quando bisogna prendere fiato. Poi il rigore: dopo una partita dominata dall’Italia,  gli inglesi erano in vantaggio a causa dell’errore di Montolivo e se Pirlo avesse sbagliato sarebbe praticamente finita la partita. “Bisognava fargli passare un pò le arie…” ha detto oggi il centrocampista juventino, perché, intanto, il portiere inglese aveva preso coraggio e sbeffeggiava i nostri. Ma il cucchiaio di Pirlo non era rivolto agli inglesi, quanto ai nostri: facciamoci coraggio, siamo noi i migliori, comandiamo noi e ora vi faccio vedere come si fa. Ecco, il leader si fa così.

Da dove tutto comincia

Pochi minuti fa ho visto l’intervista in tv all’allenatore del Chievo, Di Carlo, nel corso di “Studio Sprint”. Varriale, dallo studio, gli chiede se  è preoccupato in merito alla vicenda calcioscommesse, visto che pare si indaghi anche su Chievo-Cesena di qualche domenica fa. Il tecnico, candidamente, risponde che “con tutto quello che sta succedendo in politica, se questi sono gli esempi…”.  Ecco da dove comincia tutto. Perché se l’immagine che la politica dà di sé è quella di chi prende i soldi dei contributi elettorali al proprio partito per farsi i viaggi all’estero o per comprarsi una Porshe o un diploma, cosa vi aspettate dai cittadini? Se chi dovrebbe dare l’esempio dà questi esempi, vi aspettate che il commerciante faccia lo scontrino? Vi aspettate che un calciatore di una squadra ormai retrocessa non venda una partita? Se questi sono gli esempi questa è l’Italia che ci aspetta.

A Roma solo quelli veri!

Scelgo di commentare la partita di domenica scorsa, Taranto-Atletico Roma, con le parole che mio cugino Mimmo ha scritto sul guestbook di Tarantosupporters. E’ una lettura che condivido parola per parola. Tifosi occasionali, tifosi da tastiera, a voi va tutto il mio disprezzo e a Roma vedremo solo quelli veri.

“Sono un tifoso del Taranto. Sono un tifoso della squadra della mia città anche se da tantissimo tempo vivo in provincia. Sono un tifoso che per il Taranto, la domenica pomeriggio, lascia moglie e bambino di quasi 2 anni, si mette in macchina, si fa 100 km circa tra andata e ritorno da casa sua e lo Iacovone come se fosse una piccolissima trasferta ogni volta. Sono un tifoso che è costretto a chiedere ogni volta il favore al cugino di andargli a comprare il biglietto perché dove vive non ci sono rivendite. Sono un tifoso presente ogni santa domenica ma che non ha potuto fare l’abbonamento per non piegarsi ad un capriccio sciocco di politici incapaci. Sono un tifoso che ieri è rimasto dispiaciuto dalla prova incolore del Taranto ma sono un tifoso che ha avuto la forza e soprattutto l’onestà di applaudire quei ragazzi che nonostante tutto hanno disputato un seconda parte di campionato strepitosa. Sono un tifoso che nonostante sia in disaccordo con le scelte fatte ieri da mister Dionigi, lo apprezza comunque e lo ritiene senz’altro un bravissimo tecnico meritevole della mia stima. Sono un tifoso del Taranto che spera comunque ancora nell’impresa di raggiungere la finale Play off espugnando il Flaminio a suon di gol. Sono un tifoso del Taranto che non ha abbonamenti ne a Sky ne a Mediaset perché non mi interessa sapere cosa fanno squadre lontane da me 1000 km. Sono un Tifoso del Taranto e mi fanno schifo tutti coloro che aspettano i play off per presentarsi allo Iacovone; mi fanno schifo, si, SCHIFO. Mi fanno schifo perché sono i primi a fischiare, i primi a lamentarsi, i primi a fare gli allenatori senza aver mai visto una partita del Taranto. Come si può giudicare una squadra che non hai mai visto… come puoi chiamare bidone Giorgino se non hai la più pallida idea di quanto questo ragazzo si sia rotto il fondoschiena per tutto un campionato per il Taranto. È stata un giornata storta, abbiamo pagato lo scotto di un appuntamento così importante, ma ci può stare, ci fa male, ma ci può stare. Non permetto, però, a nessuno degli “occasionali” di gridare BIDONI, PAGLIACCI o VENDUTI perché i primi pagliacci siete voi, cari occasionali, che siete pronti a salire sul carro dei vincitori ma che non sapete neppure di che colore è la maglia del Taranto. Vergognatevi voi tifosi da passerella, che venite allo stadio perché è finita la serie A. A voi va tutto il mio disprezzo.”

Un nome e cognome: Davide Dionigi

Ancora una volta ce la giochiamo ai play off e proveremo a tornare laddove manchiamo da 18 anni, proprio quest’anno che il bari ci torna con le code tra le gambe. Quest’anno con la scelta iniziale di Brucato e forse ancora di più con la sostituzione di questi con Dionigi, in pochi avrebbero scommesso un euro su questo risultato. E allora, dopo tante critiche (quasi tutte meritate) va fatto un plauso a D’Addario nell’aver scelto l’ex bomber. Questo risultato ha il suo nome e cognome. Ha avuto le palle di mandare via Innocenti, fino ad allora capocannoniere della squadra e unico uomo in forma, per assecondare le sue idee. E bravo il presidente ad assecondarlo nelle scelte di mercato ai più parse strambe (ci ricordiamo come abbiamo accolto Girardi?). Perché è facile quando te lo chiede un allenatore navigato che ama il suo modulo e vuole certi uomini, ma quando te lo chiede uno che è il più giovane allenatore del calcio professionistico insieme a Montella… Dionigi, dicevo, ha tanti meriti a cominciare dal mercato, portando a Taranto quegli innesti che erano adeguati alla sua idea di calcio. Ma, soprattutto, ha tenuto uno spogliatoio unito. Questa cosa si sente tante volte nel calcio e, ogni volta, è sempre falsa. Stavolta il miracolo è riuscito davvero: basti vedere la professionalità con cui scendono in campo Colombini e Prosperi, il centrocampo di Branzani e Pensalfini che ha fatto un figurone in questo mese dopo essere stato in naftalina per mezzo campionato, uno come Chiaretti insostituibile negli schemi del mister sostituito da un buon Rantier. E Russo, in silenzio, a giocarsi la sua occasione. Nessuna polemica, una squadra che corre, sbaglia pure, ma è viva, una cosa che mancava da tempo. Di tutto questo grazie Dionigi, per il resto, come diresti tu, Dio vedrà.

Questo è scemo

Credo che Benitez verrà ricordato più o meno come viene ricordato Carlos Bianchi a Roma. Leggo oggi, stropicciandomi gli occhi (cit.), che avrebbe detto che, dopo la sua cacciata, ci sono stati altri 8 infortuni all’Inter. E infatti agli infortuni lui addebita la causa del suo esonero. Ma il nostro non si ferma qua e dice “l’80% dei giocatori con lesioni muscolari hanno avuto lesioni uguali o simili nei due anni precedenti”. Va bene i dati parlano chiaro e dicono quindi che lo staff medico dell’Inter, a suo parere, fa cagare. Peccato però che nei due anni precedenti che lui cita, nonostante gli infortuni, l’Inter abbia vinto tutto quello che si poteva vincere. E peccato che da quando se n’è andato, nonostante gli 8 guai muscolari di cui parla, Leonardo sia riuscito a vincere tutte le partite meno una.  Benitez, serve uno spin doctor?