e quanto mi piace giocare…

Ecco l’ultimo giocattolino, assecondando due pazzi e aspettando il 18 dicembre.

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Non sono giorni facili

All’alba della mia seconda vita, il primo libro che mi fu consigliato è stato “La marcia in più” di Norman Vincent Peale. Lo consiglio di leggere anche se ricco di riferimenti al Vangelo che magari a qualcuno possono far storcere il naso.
Di questo libro ricordo soprattutto una poesia che mi dava forza in quel periodo particolarmente difficile della mia vita. In questi giorni, ogni tanto, la ripeto a me stesso. E mi fa bene: non sono giorni facili, questi.

Robert W.Service , The Quitter (Il rinunciatario)

E’ facile dire è finita e morire
ci vuol poco a ritrarsi, a strisciare;
ma andar fino in fondo,
lottare e lottare
quando sembra che niente
ci sia da sperare,
è questa l’impresa più ardua del mondo.
E anche se dopo l’ennesimo scontro
ti senti battuto, ferito, stremato,
insisti. Morire, si muore d’un fiato;
durare a vivere, è questo che è duro.

Io non ho paura.

Dal marzo 1998, quando conobbi quello che ho sempre considerato il mio guru, ho messo da parte tutte le mie paure e ho affrontato sempre la vita con ottimismo. A tutto gas, avremmo detto all’epoca!
Di fronte alle tante scelte difficili di questi anni ho sempre tirato dritto, correndo il rischio di sbagliare ma provando, almeno. A volte ho sbagliato ma non ho mai avuto rimpianti, non ho mai vissuto dicendo “chissà come sarebbe andata se…”.
E’ successo quando provai l’avventura milanese nel 2001 (durata pochi mesi) o quando mollai l’impegno politico al quale avevo dedicato tanti anni e fatica (era il 1998 e il Governo D’Alema contribuì ad allontanarmi dalla politica).
Non ho avuto paura di lasciare un impiego “sicuro” e ben retribuito da venditore di auto a Taranto per trasferirmi a Roma e fare un master di otto mesi, al termine del quale non avrei avuto nessuna certezza lavorativa. E “procuratomi” il lavoro non ho avuto paura di perderlo. Non ho avuto paura di affrontare una storia d’amore a distanza, non ho avuto paura di provare a mollare tutto e raggiungere quella ragazza. Poi quella storia è finita, tante cose sono andate male, ma ogni singola cosa la rifarei tale e quale.
Qualche volta ho avuto paura di rimanere solo e capita anche oggi, ma poi squilla il telefono e c’è sempre un amico pronto a bere una birra o ad una parola al momento giusto.
In questi giorni troppe volte ho ripetuto la parola “paura”, troppe volte mi sono detto che è meglio “stare fermo”, troppe volte ho detto che è meglio “non tentare” per aver paura di farmi male. Troppe volte ho ragionato con la testa. E non va bene. Sono sempre un cavallopazzo o no?

Eccomi qua

Se sei capitato su questo blog è perché devo avertelo segnalato io su Facebook.
Questo blog nasce oggi (la sua storia la leggete qui da qualche parte) perché il 27 ottobre di vent’anni fa moriva il mio attore preferito, Ugo Tognazzi. E forse ho sempre sognato di essere un pò come lui.
Questo mio spazio sarà un posto in cui venire a rifugiarmi, in cui dire le cose che altrove non posso dire, buttare là i pensieri senza che nessuno se ne accorga. Si lo so, è pubblico questo blog, ma a differenza di Facebook, dove potete incappare in me, qui ci dovrete venire apposta a farvi i cazzi miei. C’è un po’ più di confidenza, insomma.
Scrivo in un periodo particolare della mia vita, pieno di novità. Esattamente cinque anni fa mi trasferivo a Roma per fare un Master nell’azienda che poi mi avrebbe assunto. E là ci sono rimasto fino ad un mese fa, imparando tante cose, soprattutto di vita.
Rispetto a cinque anni fa devo dire di essere una persona diversa, in senso positivo però. Accanto a me non c’è più la donna che amavo allora (anche se le voglio ancora tanto bene) e nessuna nuova accanto. Ho gli amici di un tempo, qualcuno in più e ne ho ritrovato uno perso per strada. Nel frattempo sono diventato zio di Vincenzino (un po’ anche  di Claudia) e di altri bimbi che mi chiameranno zio quando cresceranno, Giuseppe e Ilaria. Da pochi giorni sono anche diventato papà di un sitarello niente male http://groucho.eu/ che ho ideato assieme a quella carogna che divide con me il mio ufficio. E si, perché, dopo quattro anni, ho cambiato ufficio e lavoro, restando sempre a battere dei tasti sulla tastiera e a vendere politici come si vendono le saponette. Una cosa che non mi ha mai abbandonato in questi anni è stato il sorriso, pur avendo avuto momenti di grande difficoltà. E, soprattutto, non ho mai perso il mio senso dell’umorismo che, se mi conoscete, mi contraddistingue. Convivo col mio Peter Pan che mi fa prendere la vita con leggerezza (ma non alla leggera), proprio come recita quella scritta nel film “Puerto Escondido” , “La vita è come un ponte: attraversalo pure, ma non costruirci mai una casa sopra.”

“Di nuovo le stelle. Come l’ho viste la notte scorsa e tante altre notti. Notti, giorni, amori, avvenimenti. Ho già sulle spalle un bel fardello di cose passate. E quelle future? Che sia per questo, per non sentire il peso di tutto questo, che continuo a non prendere nulla sul serio? Però è stata una bella giornata. Bella, libera, stupida. Come quando s’era ragazzi. Chissà quando ne capiterà un’altra.” Amici miei