Un nome e cognome: Davide Dionigi

Ancora una volta ce la giochiamo ai play off e proveremo a tornare laddove manchiamo da 18 anni, proprio quest’anno che il bari ci torna con le code tra le gambe. Quest’anno con la scelta iniziale di Brucato e forse ancora di più con la sostituzione di questi con Dionigi, in pochi avrebbero scommesso un euro su questo risultato. E allora, dopo tante critiche (quasi tutte meritate) va fatto un plauso a D’Addario nell’aver scelto l’ex bomber. Questo risultato ha il suo nome e cognome. Ha avuto le palle di mandare via Innocenti, fino ad allora capocannoniere della squadra e unico uomo in forma, per assecondare le sue idee. E bravo il presidente ad assecondarlo nelle scelte di mercato ai più parse strambe (ci ricordiamo come abbiamo accolto Girardi?). Perché è facile quando te lo chiede un allenatore navigato che ama il suo modulo e vuole certi uomini, ma quando te lo chiede uno che è il più giovane allenatore del calcio professionistico insieme a Montella… Dionigi, dicevo, ha tanti meriti a cominciare dal mercato, portando a Taranto quegli innesti che erano adeguati alla sua idea di calcio. Ma, soprattutto, ha tenuto uno spogliatoio unito. Questa cosa si sente tante volte nel calcio e, ogni volta, è sempre falsa. Stavolta il miracolo è riuscito davvero: basti vedere la professionalità con cui scendono in campo Colombini e Prosperi, il centrocampo di Branzani e Pensalfini che ha fatto un figurone in questo mese dopo essere stato in naftalina per mezzo campionato, uno come Chiaretti insostituibile negli schemi del mister sostituito da un buon Rantier. E Russo, in silenzio, a giocarsi la sua occasione. Nessuna polemica, una squadra che corre, sbaglia pure, ma è viva, una cosa che mancava da tempo. Di tutto questo grazie Dionigi, per il resto, come diresti tu, Dio vedrà.