Terra mia

Ogni tanto la mia terra non è citata negli articoli del Corriere o di Repubblica per i fumi dell’Ilva. Ogni tanto si parla anche dei nostri talenti, delle nostre tradizioni. In questi giorni si parla di Woody Allen a Roma e il regista sembra abbia fatto realizzare piatti e bicchieri a Grottaglie, terra delle ceramiche tarantine. E la camicia delle nozze del Principe William è stata realizzata a Ginosa, non dalla scuola inglese di camiciai. Sarò distratto ma tra i tanti link pubblicati dai miei amici tarantini su Facebook, sempre così attenti a difendere l’orgoglio della propria terra, queste notizie non le ho lette. Ma sarà colpa mia, scusate.

A Roma solo quelli veri!

Scelgo di commentare la partita di domenica scorsa, Taranto-Atletico Roma, con le parole che mio cugino Mimmo ha scritto sul guestbook di Tarantosupporters. E’ una lettura che condivido parola per parola. Tifosi occasionali, tifosi da tastiera, a voi va tutto il mio disprezzo e a Roma vedremo solo quelli veri.

“Sono un tifoso del Taranto. Sono un tifoso della squadra della mia città anche se da tantissimo tempo vivo in provincia. Sono un tifoso che per il Taranto, la domenica pomeriggio, lascia moglie e bambino di quasi 2 anni, si mette in macchina, si fa 100 km circa tra andata e ritorno da casa sua e lo Iacovone come se fosse una piccolissima trasferta ogni volta. Sono un tifoso che è costretto a chiedere ogni volta il favore al cugino di andargli a comprare il biglietto perché dove vive non ci sono rivendite. Sono un tifoso presente ogni santa domenica ma che non ha potuto fare l’abbonamento per non piegarsi ad un capriccio sciocco di politici incapaci. Sono un tifoso che ieri è rimasto dispiaciuto dalla prova incolore del Taranto ma sono un tifoso che ha avuto la forza e soprattutto l’onestà di applaudire quei ragazzi che nonostante tutto hanno disputato un seconda parte di campionato strepitosa. Sono un tifoso che nonostante sia in disaccordo con le scelte fatte ieri da mister Dionigi, lo apprezza comunque e lo ritiene senz’altro un bravissimo tecnico meritevole della mia stima. Sono un tifoso del Taranto che spera comunque ancora nell’impresa di raggiungere la finale Play off espugnando il Flaminio a suon di gol. Sono un tifoso del Taranto che non ha abbonamenti ne a Sky ne a Mediaset perché non mi interessa sapere cosa fanno squadre lontane da me 1000 km. Sono un Tifoso del Taranto e mi fanno schifo tutti coloro che aspettano i play off per presentarsi allo Iacovone; mi fanno schifo, si, SCHIFO. Mi fanno schifo perché sono i primi a fischiare, i primi a lamentarsi, i primi a fare gli allenatori senza aver mai visto una partita del Taranto. Come si può giudicare una squadra che non hai mai visto… come puoi chiamare bidone Giorgino se non hai la più pallida idea di quanto questo ragazzo si sia rotto il fondoschiena per tutto un campionato per il Taranto. È stata un giornata storta, abbiamo pagato lo scotto di un appuntamento così importante, ma ci può stare, ci fa male, ma ci può stare. Non permetto, però, a nessuno degli “occasionali” di gridare BIDONI, PAGLIACCI o VENDUTI perché i primi pagliacci siete voi, cari occasionali, che siete pronti a salire sul carro dei vincitori ma che non sapete neppure di che colore è la maglia del Taranto. Vergognatevi voi tifosi da passerella, che venite allo stadio perché è finita la serie A. A voi va tutto il mio disprezzo.”

Un nome e cognome: Davide Dionigi

Ancora una volta ce la giochiamo ai play off e proveremo a tornare laddove manchiamo da 18 anni, proprio quest’anno che il bari ci torna con le code tra le gambe. Quest’anno con la scelta iniziale di Brucato e forse ancora di più con la sostituzione di questi con Dionigi, in pochi avrebbero scommesso un euro su questo risultato. E allora, dopo tante critiche (quasi tutte meritate) va fatto un plauso a D’Addario nell’aver scelto l’ex bomber. Questo risultato ha il suo nome e cognome. Ha avuto le palle di mandare via Innocenti, fino ad allora capocannoniere della squadra e unico uomo in forma, per assecondare le sue idee. E bravo il presidente ad assecondarlo nelle scelte di mercato ai più parse strambe (ci ricordiamo come abbiamo accolto Girardi?). Perché è facile quando te lo chiede un allenatore navigato che ama il suo modulo e vuole certi uomini, ma quando te lo chiede uno che è il più giovane allenatore del calcio professionistico insieme a Montella… Dionigi, dicevo, ha tanti meriti a cominciare dal mercato, portando a Taranto quegli innesti che erano adeguati alla sua idea di calcio. Ma, soprattutto, ha tenuto uno spogliatoio unito. Questa cosa si sente tante volte nel calcio e, ogni volta, è sempre falsa. Stavolta il miracolo è riuscito davvero: basti vedere la professionalità con cui scendono in campo Colombini e Prosperi, il centrocampo di Branzani e Pensalfini che ha fatto un figurone in questo mese dopo essere stato in naftalina per mezzo campionato, uno come Chiaretti insostituibile negli schemi del mister sostituito da un buon Rantier. E Russo, in silenzio, a giocarsi la sua occasione. Nessuna polemica, una squadra che corre, sbaglia pure, ma è viva, una cosa che mancava da tempo. Di tutto questo grazie Dionigi, per il resto, come diresti tu, Dio vedrà.

Taranto 2012: così non va bene

La scorsa settimana il sindaco Stefàno ha rilanciato la sua candidatura per le prossime elezioni amministrative che si terranno tra un anno.  Comincio col dire che, se un sindaco ha ben governato e ha ancora con se la coalizione che lo ha sostenuto, è normale che voglia ricandidarsi ed è giusto che la coalizione lo sostenga. Non solo, sarebbe utile che diventasse prassi rilanciare la candidatura un anno prima del voto e non a pochi mesi, logorando il candidato, come avvenuto proprio 5 anni fa a Taranto (chi non ricorda l’eterna discussione sulle primarie con Florido?). Ma non è questo il modo per ricandidarsi. Come si diceva nelle riunioni che frequentavo quindici anni fa “è una questione di metodo” ma, stavolta, credo sia anche una questione di merito. E si perché una ricandidatura messa là così, quasi con prepotenza, rischia di indebolire il candidato stesso che pare  debba imporsi per essere sostenuto. E imporsi non è mai una buona strada, come avvenuto per esempio ad Emma Bonino per la candidatura a Presidente della Regione Lazio, mai digerita da gran parte del Pd. Stefàno pone a suo favore l’azione di buon governo a partire dal risanamento dei conti pubblici che dal 1 gennaio del prossimo anno ci permetterà di uscire dal dissesto. Un risultato che da solo meriterebbe la riconferma! Ma non è forse il caso di aggiungere che questo risultato è stato raggiunto insieme alla coalizione che l’ha sostenuto? Non vanno forse dati dei (grandi) meriti a Dante Capriulo (PD) per il lavoro che ha fatto e a cui invece, inspiegabilmente, è stata anche tolta la delega al Bilancio? Stefàno può essere il prossimo candidato sindaco ma deve essere il candidato di una coalizione e con questa si deve confrontare, per rafforzare la sua candidatura, non per essere “schiavo” della coalizione, sia chiaro. E credo anche che non sia necessario passare per le primarie ma non per i motivi, direi infantili, che dice lui (siccome il Pd non le voleva 5 anni fa, ora non le voglio io!) ma semplicemente perché se uno ha governato bene e rappresenta TUTTA la coalizione è il naturale candidato. Io purtroppo sono stato troppo lontano dalla mia città da poter giudicare se Stefàno abbia governato bene, ma ricordo “quelli del dissesto” e vorrei non ritornassero. Mi auguro che ora provi lui a rasserenare il clima, riconoscendo il valore dei partiti che lo sostengono e unendoli attorno a se. Se lo fa ora tra un anno vince tranquillamente, se si indispettisce, com’è nel suo carattere, per un anno si parlerà di elezioni e litigi nel centrosinistra jonico (che novità!) e non dei problemi della città. E sono ancora tanti quelli da risolvere.